Che PDL significasse Pi Due Loggia, non è per me un mistero, basta guardare il
piano
per accorgersi della giustapponibilità di questo con le "riforme" di questo governo.
E Gelli lo sa...divenuto ora ancor man su Odeon parla a ruota libera e promuove a pieni voti il suo alunno Berlusconi, iscritto alla loggia P2, tessera 1816.
Può sembrare uno scenario alla Orwell, ma aimè è la realtà dell'Italia...
L'anziano piduista taglia il nodo gordiano dei giudizi ingarbugliati e definisce i nostri tempi. «Il fascismo è qui»: questa era la frase che Gianfranco Fini pronunciava ai tempi del MSI, quando era arrivato a essere un alleato dell'allora Capo dello Stato, Francesco Cossiga, nel periodo delle sue “picconate” presidenzialiste. «Avevo molta fiducia in Fini – spiega oggi Gelli - perché aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante: oggi non sono più dello stesso avviso, perché ha cambiato.» Per Fini il fascismo non è più qui, e ora lo definisce come «il Male Assoluto». È un'esagerazione che molti antifascisti non userebbero, ma una moneta spendibile per aspirare alla presidenza della Repubblica, non più da presidenzialista ma da politico attento a un cerimoniale bipartisan.
Ma stiamo scherzando?
Ora che la P2 può proclamare di aver vinto, di aver distrutto il vecchio senso comune costituzionale, di aver plasmato come un retrovirus il Dna dell'opinione pubblica grazie alle TV di Silvio, che poi ha saputo giocare pro domo sua, proprio ora che si può chiudere il cerchio, dovremmo rinunciare al presidenzialismo elaborato dalla P2? Fini, Fini. Continua a immergerti nei fondali, che è meglio.
Qua serve uno che completi il vecchio Piano di Rinascita democratica della P2, cosicché «l'unico che può andare avanti è Berlusconi: non perché era iscritto alla P2, ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare», chiosa Gelli, con l'accondiscendenza di un kingmaker sì distaccato, ma attento a riaprire bene la lunga partita presidenzialista. Al prossimo Quirinale gelliano serve un grande volume di fuoco. Serve l'uomo che a suo tempo aveva tutti gli appoggi per creare una nuova identità americanizzata della provincia italica, ancorché in una strana chiave siculo-brianzolo-televisiva.
Occorre la leadership di un'Italia post-antifascista che ha espugnato via via le casematte culturali del vecchio faticoso compromesso costituzionale. Bisogna ricorrere ancora all'energia della vecchia Tessera P2 1816 (Berlusconi) per dare un tetto duraturo agli intellettuali organici del nuovo disegno, agli zelanti costruttori di patacche, come i falsi diari di un Mussolini compassionevole, o le docufiction seriali sulla Resistenza di Giampaolo Pansa, l'acuto scopritore del fatto che in guerra c'è morte e crudeltà.
Serve insomma una grande operazione culturale che dia il colpo di grazia ai cascami dell'antifascismo e perfezioni il Piano. Non vale più nemmeno la pena nascondersi. L'Occulto si palesa. Si vantano in tutta tranquillità amicizie mafiose e si vincono lo stesso le elezioni. Si potranno a questo punto vantare crimini ben peggiori, stragi, e sedimentarli come cultura. Ecco allora che si usa fino in fondo l'armamentario fascista compresso per anni.
«Non c'è ordine» lamenta Gelli, mostrando così anche il suo spaesamento retrogrado. Licio vuole un ordine da vecchia destra azzimata, quella che
“non si sciopera”: «Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese».»
Nel mentre però non è più la stessa Italia di un tempo, frontiera calda con il mondo comunista. È un'Italia più marginale, provinciale, declinante, impoverita, più 'sudamericana'. Un ambiente che il venerabile maestro conosce bene.
Un corpo nazionale così spossato da non saper resistere a certe spinte, alle revisioni più smaccate, o al manifestarsi di tutti gli impeti reazionari: come nel caso di Cossiga, che ricorda quando mandava agenti provocatori nei movimenti studenteschi per manovrare le violenze e che subito è accontentato per il sequel del suo vecchio film.